In
Formazione

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Fare

Fare per sapere

Fare per saper fare

Fare per saper far fare

(Marco Tonon, presidente Pacefuturo dal 2014)

 

Il recupero e la valorizzazionedelle tradizioni artigianali di un territorio in crisi come quello biellese e la trasmissione dei saperi dalle persone che in quel territorio ci sono nate ai cittadini locali o richiedenti protezione internazionale, é un atto di responsabilità e di fiducia nel futuro.

Nasce così la scuola#laboratorio ARCANK’IO, luogo di incontro, scambio, formazione e produzione artigianale che coinvolge i richiedenti protezione internazionale ospiti di Pacefuturo e la collettività locale.

L’incontro deve dare origine a percorsi generativi di responsabilizzazione sociale, per traslare dall’individualismo al concetto di appartenenza attiva ad una comunità.

Fondamentali sono le relazioni che si riescono a instaurare con il mondo del Terzo Settorema anche con il sistema imprenditoriale: nascono così le collaborazioni con F.lli Piacenza di Pollone, azienda tessile leader nella lavorazione di fibre nobili, con il laboratorio di cosmesi naturale della dott.ssa Reynaldi di Torino, con la Fondazione Magnetto di Rivolie con la Fondazione Cittadellarte di Biella.

L’équipe multidisciplinaredi Pacefuturo può contare su figure professionali che hanno decenni di esperienza nella gestione di progetti di sviluppo e di cooperazione internazionale in Africa e in Italia. L’associazione ha puntato su un’accoglienza diffusain 11 piccole strutture, delle quali 8 a Pettinengo, con oltre 120 richiedenti protezione.

Il Modello “Pettinengo: un paese che accoglie” è oggetto di ricerca e promozione a livello nazionale ed internazionale come esempio di buona pratica di accoglienza in territorio montano.

L’interesse dei media nazionali, come la Rai, La7 e Mediaset, ed internazionali, come la televisione svizzeraRS1 e quella spagnola, hanno fatto conoscere al grande pubblico l’esperienza di accoglienza messa in atto a Pettinengo.

La speranza vive a Pettinengo

Il paese modello di accoglienza

Accoglienza, i soldi sono finiti

Un piccolo villaggio piemontese