Vivi a stento – Niccolò Zancan ospite dell’Accademia dell’accoglienza
Accademia dell’accoglienza è il nuovo progetto dell’associazione Pacefuturo e nasce come spazio aperto al dialogo, al confronto e alla condivisione di saperi, esperienze e narrazioni intorno al tema della migrazione.
Tra le tante attività dell’Accademia si inserisce Pacefuturo Incontri, un ciclo di sei appuntamenti previsti per la primavera 2025. Questi momenti di confronto ospitano voci autorevoli e sensibili al tema delle migrazione, dell’accoglienza e del cambiamento della
società attuale.
Il primo incontro, tenutosi il 28 Marzo a Villa Piazzo (Pettinengo), intitolato “Vivi a stento”, ha visto come protagonista il giornalista e inviato Niccolò Zancan, autore del libro Antologia degli sconfitti. Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: raccontare chi vive ai margini, chi resiste, chi non ce la fa.
Antologia degli sconfitti: storie vere di un’Italia che fatica
Nel dialogo con l’intervistatrice, Zancan ha raccontato che a spingerlo a scrivere Antologia degli sconfitti sono state “La rabbia e una voglia di rivalsa.” Perché queste storie non sono così lontane come spesso pensiamo. Gli “ultimi” non sono più figure remote con vite marginali e problemi estremi, ma sempre più spesso persone che ci somigliano, i “penultimi”, i “terzultimi”, quelli che faticano a sopravvivere nel quotidiano.
Una delle storie più emblematiche di quelle che ha raccontato agli ospiti è quella del muro costruito a Torino, in un quartiere risalente ai tempi della Fiat. Dopo il lockdown, in un clima di isolamento e disillusione, gli abitanti di un condominio decidono di costruire un muro
per non vedere ciò che si trova nel giardino davanti a casa: degrado, povertà, disagio sociale. “Abbiamo fatto tutto a regola d’arte”, dice chi ha seguito i lavori. Ma la vera domanda resta: cosa succede a una società che sceglie di murarsi dentro piuttosto che accettare la realtà di una quotidianità a stento?
La paura come forma di empatia
Zancan riflette su un concetto inusuale: l’empatia non come virtù, ma come espressione della paura. “Io ho paura di tutto”, racconta, “e per questo sento la paura degli altri”. Un’affermazione forte, che ci ricorda quanto sia importante non negare le proprie fragilità, ma accoglierle come ponte verso gli altri. In un’Italia dove la precarietà è diventata quotidianità, Antologia degli sconfitti non è un libro per piangersi addosso, ma per dire basta. Il suo libro non dà soluzioni, ma restituisce dignità alle storie. E offre un invito chiaro: uscire di casa, incontrarsi, ricominciare dal senso di comunità.
Politica e cura: le due risposte
Alla domanda su cosa possa fare la società per colmare le distanze tra chi ha e chi non ha, Zancan risponde con due parole: politica e cura. Politica intesa come scelta concreta di investire su lavori essenziali – infermieri, insegnanti, assistenti sociali – garantendo stipendi
dignitosi. Cura come attenzione verso gli altri, come quella del vicino che si accorge che qualcosa non va, che il suo vicino, che una volta stava al mare per tutto il mese di agosto, ora non ci va più e sente l’esigenza di bussare alla porta per chiedere “va tutto bene?”. Un gesto semplice, ma che può fare la differenza. Come la storia della signora di Aosta che deve rinunciare ad adottare un gatto per motivi economici, o quella del professore costretto a vivere in un garage. Sono storie che non raccontano “gli ultimi”, ma noi, la nostra società impoverita, fragile, disillusa.
Una speranza condivisa
In un’Italia dove 4 milioni di lavoratori sono poveri, dove il 64% fa fatica ad arrivare a fine mese, dove 34 milioni di confezioni di psicofarmaci vengono consumate in un anno, non possiamo più far finta di niente. Antologia degli sconfitti è allora un invito all’ascolto, all’empatia, ma anche alla ribellione gentile. Alla voglia di incontrarsi, discutere, agire. Come fa l’Accademia dell’accoglienza, creando uno spazio dove queste storie possono essere ascoltate, comprese e – forse – trasformate.