Io racconto la realtà, non la verità. La realtà è prima della verità ed è incontestabile
“Io racconto la realtà, non la verità. La realtà è prima della verità ed è incontestabile”: Domenico Quirico e il giornalismo di guerra.
Il giornalista e inviato di guerra racconta le sue esperienze, tra conflitti dimenticati, scelte morali e il peso della responsabilità nel testimoniare la storia a Villa Piazzo il 2 Maggio.Nel panorama del giornalismo contemporaneo, dove spesso l’informazione viene filtrata da interessi, propaganda e logiche di potere, esiste ancora una voce che sceglie il silenzio piuttosto che il compromesso. È quella di Domenico Quirico, storico inviato de La Stampa, che da decenni attraversa i fronti di guerra con l’unico obiettivo di raccontare ciò che vede. Nessuna verità assoluta, nessuna narrazione edulcorata, solo realtà vissuta.
“Raccontare la verità è scivoloso”, dice Quirico. “Io racconto ciò che vedo, ciò che vivo. È l’unico modo per restare fedele a chi mi legge e, soprattutto, a chi incontro lungo il cammino.” Per lui, la realtà ha un valore superiore perché incontestabile.
Alla domanda su come scelga quale parte del fronte raccontare, Quirico risponde: “Spesso dipende da elementi casuali, come la possibilità di accesso. Ma se posso scegliere, sto con i più deboli.” Una scelta etica, quasi una forma di omaggio a chi non ha la forza di imporsi sulla narrazione dominante. Come accadde in Siria, dove scelse di raccontare i ribelli anche quando non erano più “quelli laici e giovani della prima parte di rivoluzione”.
È uno dei giornalisti che oggi si rifiuta di essere “embedded”: “Quando il tuo movimento, le persone che incontri, vengono disciplinate da un ufficio comunicazione di un esercito, non sei più un testimone libero.”
Tra le esperienze che lo hanno cambiato per sempre, Quirico cita il genocidio in Ruanda. “È lì che ho capito che nel raccontare il destino delle persone c’è una responsabilità morale. Dare voce a chi viene travolto dalla storia è un modo per opporsi al silenzio. Scrivere può cambiare il loro destino.”
Oggi il lavoro dell’inviato è diventato sempre più difficile. “Ci sono guerre che non si possono raccontare perché i protagonisti non lo permettono o perché ci si può andare solo embedded.” Gaza, l’Ucraina, il Sudan: tutti luoghi dove l’accesso è negato o fortemente condizionato. “Ma tutti i conflitti meritano di essere raccontati. Il problema è la fattibilità.”
Per Quirico, anche i “nemici” meritano una voce. “Se non raccontiamo i russi che combattono in Ucraina, li riduciamo a belve, mostri senz’anima. Ma la guerra non è mai tutta bianca o tutta nera.”
Domenico Quirico non è solo un inviato di guerra, è un testimone del nostro tempo, un osservatore ostinato che si rifiuta di accettare una narrazione parziale, che mette il racconto prima di sé, e che ha scelto la realtà come bussola per non smarrirsi tra le mille verità dei conflitti. Un giornalismo che oggi, più che mai, è necessario.
Sarà ospite di Pacefuturo Incontri, iniziativa che fa parte del nuovo progetto “Accademia dell’Accoglienza”, centro di incontro internazionale per lo scambio di esperienze sul tema della migrazione.
L’incontro si terrà a Villa Piazzo, in via G.B. Maggia 2 a Pettinengo, Venerdì 2 Maggio alle ore 18:15. L’incontro verrà trasmesso in streaming sul canale youtube Pacefuturo ODV-ETS.