Gianfranco Schiavone: luci e ombre del sistema di accoglienza in Italia
Venerdì 16 maggio, nella cornice di Villa Piazzo a Pettinengo, abbiamo avuto l’onore di ospitare l’avvocato e docente Gianfranco Schiavone, uno dei massimi esperti italiani in materia di diritto d’asilo. L’incontro, facente parte del progetto Accademia dell’Accoglienza, è stato un’occasione unica per comprendere, con chiarezza e competenza, le dinamiche – spesso complesse – del sistema di accoglienza italiano.
Schiavone ha tracciato un percorso preciso: dalle prime esperienze di accoglienza negli anni ’90, all’introduzione dello SPRAR nel 2002 (oggi SAI), fino all’attuale sistema “binario”, fatto di Centri Straordinari (CAS) e percorsi frammentati, dove le garanzie per i richiedenti asilo si sono via via ridotte.
Una delle riflessioni più forti emerse è che l’Italia ha via via alimentato un modello inefficiente, gestito centralmente dal Ministero dell’Interno, in contrasto con quanto previsto dalla Costituzione.
L’incontro ha acceso i riflettori anche su temi attuali e controversi, come le procedure accelerate di frontiera, il modello Albania e l’abbandono istituzionale di migranti nei territori di confine, come a Trieste. Tutti segnali di un approccio securitario che svuota progressivamente il diritto d’asilo, privando le persone della possibilità di essere ascoltate e tutelate.
Ma un’alternativa esiste: Schiavone lo ha detto chiaramente. Il modello SPRAR – con accoglienza diffusa, gestione locale e percorsi di integrazione reali – è ancora oggi una base solida su cui ricostruire un sistema equo ed efficace. Serve solo la volontà politica di rimettere al centro la dignità e i diritti umani.