A Villa Piazzo uno spettacolo sull’attivista e cantautrice americana Joan Baez

JOAN BAEZ, LA VOCE DELLA NON VIOLENZA

Le battaglie della più grande folk singer di tutti i tempi attraverso le sue canzoni e i suoi scritti

Sabato 25 novembre alle 21.00

Ingresso gratuito

joanbaez

Lo spettacolo alternerà la narrazione della vita della cantautrice e attivista americana a letture tratte dalla sua autobiografia, interpretate dagli attori Patrizia Verrastro e Maurizio Fassina, a canzoni eseguite da Valeria Caucino (voce e chitarra). Il filo conduttore del reading prende spunto dall’impegno sociale della Baez per delineare il suo personaggio, mettendo in risalto i sentimenti, le passioni e gli aspetti meno noti della sua esistenza. Costituisce parte integrante dell’evento la proiezione di diapositive che ritraggono immagini della vita professionale dell’artista, nonché i testi delle canzoni, tradotti in italiano, a supporto dell’esecuzione originale.

Il primo incontro di Joan Baez con la povertà e le ingiustizie sociali avviene in Iraq nel 1951 quando, all’età di dieci anni, vi si trasferisce con la famiglia per un anno a seguito di un incarico professionale paterno. Questa esperienza instillerà nel suo giovane animo la volontà di contribuire alla lotta per un mondo migliore e di pace. Inizia a cantare rhythm and blues da ragazzina, accompagnandosi dapprima all’ukulele e poi alla chitarra, ma in seguito impara il repertorio delle protest songs di Pete Seeger. A sedici anni, in piena guerra fredda, compie il suo primo atto di disobbedienza civile rifiutandosi di lasciare la scuola per una esercitazione anti-aerea.

“Nella mia classe sono l’unica a dichiarare la mia opposizione all’uso delle armi, per via delle riunioni quacchere che sento in casa e dei discorsi dei miei genitori, che propongono alternative alla violenza sul piano personale, politico, nazionale e internazionale. Di solito mi batto per i derelitti, non mi va di snobbare nessuno, perché penso che ci sia un pezzetto di Dio in ciascuno di noi, anche nel più miserabile. Penso che una delle cose più tristi del mondo sia la segregazione e la discriminazione razziale. Ogni volta che c’è una discussione tra un nero e un anglosassone, io mi metto subito dalla parte del nero. Anch’io ho avuto qualche problema per il fatto di essere mezza messicana. Una volta, quando ci trasferimmo vicino a New York, un tale mi gridò “Ehi che ci fai qui negra?” Non mi offesi per niente e gli risposi “Aspetta di vedermi quest’estate quando sarò abbronzata!”

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